sabato 31 dicembre 2011

TOTO', PEPPINO E LA BANCA DEGLI ONESTI

Nel 1956 uscì un famoso film di Totò dal titolo "La banda degli onesti".
Il film narra le vicende di Antonio Buonocore (Totò), portiere di uno stabile di Roma, che alla morte di un suo inquilino, ex dipendente della Banca d'Italia, eredita
una valigia con all'interno alcuni cliché originali e la carta filigranata per stampare le banconote da 10.000 lire. Pur essendo un uomo onesto, cade in tentazione, ma, ignorando del tutto le tecniche di stampa, si vede costretto a chiedere la collaborazione del tipografo Giuseppe Lo Turco (Peppino) e, successivamente, del pittore Cardone, tutti e due variamente indebitati come lui.
Seguono esilaranti episodi nei quali i tre improvvisati falsari tentano invano di far fronte ai debiti stampando banconote.
Corrado Passera è amministratore delegato ed azionista di Intesa San Paolo, ma anche l'artefice del cosiddetto salvataggio Alitalia, tramite la società CAI di cui, direttamente o indirettamente è azionista.
Anzi, lo era perchè a seguito della sua nomina a ministro dello sviluppo economico, ha lasciato la carica di Amministratore Delegato del gruppo bancario e sembra (la cosa non è chiara perchè le polemiche sul punto sono in corso proprio in questi giorni) che abbia venduto o stia per vendere le proprie partecipazioni azionarie.
Cosa c'entra Passera con Totò e Peppino? Nulla. Alcuni però fanno questo ragionamento. Le banconote che noi usiamo, quelle vere, sono stampate dalla Banca d'Italia che, udite udite, è un soggetto privato e non una istituzione statale; infatti è una società per azioni di proprietà per il 90% delle Banche, per il rimanente 10% delle Assicurazioni e dell'Inps. Continuando nel ragionamento gli stessi sostengono che la Banca d'Italia (quindi la Banche private) stampando le banconote si accolla solo le spese vive di stampa, in proporzione irrisorie, guadagnandoci praticamente l'intero valore della banconota. Certo le banconote non possono essere stampate a caso, tipo Totò e Peppino, devono corrispondere ad un valore reale, altrimenti genererebbero soltanto inflazione. Ma questo valore reale è costituito dall'impegno finanziario e quindi dal debito dello Stato che riceve le banconote.
Insomma, lo Stato che paga un'insegnante ha bisogno di 1500 euro, li fa stampare alla Banca d'Italia, alla quale deve dare un controvalore di 1500 euro costituito dal debito pubblico (altrimenti allo Stato l'insegnante non costerebbe nulla) e le Banche ci guadagnano 1500 meno le spese di stampa.
Mah! la cosa mi lascia perplesso.
Se così fosse ne dovremmo dedurre che Passera (imprenditore preso come esempio, ma si potrebbero citare altri che si trovano nelle sue stesse condizioni) potrebbe come socio (indiretto) della Banca d'Italia stampare i soldi, come socio di Intesa San Paolo guadagnarli e come socio delle sue società farseli prestare dalla sua banca e utilizzarli!
Intanto nella cantina del tipografo Lo Turco fervono i lavori: i maldestri falsari cercano di stampare le banconote da 10.000 lire facendo meno rumore possibile, in modo che nessuno se ne accorga.
Ma per questo non c'è problema e non rischiano di essere scoperti con qualche rumore di troppo: questa sera tutti stanno guardando sul canale cameradeideputati.it una fiction che sta spopolando in questo periodo, dal titolo "Le liberalizzazioni"
La fiction narra di orde di taxisti, di farmacisti e di edicolanti che mettono a rischio l'economia della nazione, impediscono il nostro sviluppo e tolgono il futuro ai giovani. Ma si sa, le fiction devono tutte avere un lieto fine e contro queste orde è già entrato in azione l'eroe buono: appunto il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera....ovviamente.

sabato 24 dicembre 2011

GIUSTIZIA E RISARCIMENTO, SOLDI E REGOLE

Sono note le vicende del processo in corso di svolgimento a Torino contro i titolari di una società, la Eternit, che ha lavorato per anni fibre di amianto, sostanza cancerogena, a Casale Monferrato. Questa attività ha provocato la morte di 1700 persone ed i casi di cancro continuano al ritmo di 50 vittime all'anno.
Uno degli imputati ha offerto al comune di Casale Monferrato la somma di 18.000.000 di euro a condizione che il comune stesso revocasse la costituzione di parte civile, uscendo definitivamente dal processo.
L'offerta, denominata subito "l'offerta del demonio" ha provocato forti polemiche e discussioni nella comunità cittadina.
Il Sindaco Demezzi e la sua maggioranza hanno deciso di accettarla; non condivido la scelta ma la posso comprendere. Il Sindaco ed i suoi Consiglieri sono, come tutti noi, ovviamente, uomini del nostro tempo.
Nel nostro tempo si sta attuando un epocale cambio di prospettiva: l'eterna lotta tra l'economia ed il diritto, tra i soldi e le regole, tra il vantaggio immediato e la visione del futuro sembra purtroppo essere terminata con la schiacciante vittoria di uno dei contendenti: l'economia, i soldi, i vantaggi.
Abbiamo dimenticato la storia: le vicende di donne e uomini che hanno vissuto, hanno lottato e sofferto, sono morti per costruire e condividere le regole delle società future non ci interessano più; ormai pensiamo di vivere in un mondo completamente nuovo, incompatibile con le categorie del passato, nel quale la tecnologia ci costruisce rassicuranti realtà virtuali.
Non ci interessa più la prospettiva del futuro, l'immediata tangibilità dei vantaggi presenti ci fa credere che non esista più il problema di costruire una società che si basa su un duraturo insieme di principi e regole condivise.
Senza storia e senza futuro viviamo in un eterno, infinito presente: sembra interessarci solo l'immediato, il vantaggio certo, da cogliere al volo; soprattutto se il vantaggio certo è di 18.300.000 euro, cifra notevole anche per un comune di medie dimensioni.
Nel nostro tempo la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ha raggiunto livelli mai visti; ci sono individui il cui patrimonio (e, conseguentemente, il cui potere) è superiore all'importo del PIL di un medio stato europeo. Inoltre mentre gli uomini si possono spostare da una nazione all'altra solo clandestinamente, attraverso fili spinati, su pericolose carrette del mare, i soldi viaggiano senza limiti e senza frontiere ad una velocità incredibile, con un semplice click sul computer; anche i migliori sistemi giudiziari ed i migliori avvocati che provano a sequestrarli per ottenere il risarcimento dei danni arrivano sempre dopo, quando ormai sono spariti.
In questo quadro la scelta del Sindaco sembra essere l'unica possibile: prendiamo quel poco che ci danno, qui, ora e subito; la storia passata è passata, rimane sullo sfondo; il futuro ci interessa poco, anche perchè gli stessi avvocati ci avvertono che probabilmente non ne verremo in niente.
Ritengo però che se la Politica voglia ancora essere scritta con la P maiuscola, debba fare uno sforzo difficile, doloroso: riappropriarsi del primato della storia e delle regole sul vantaggio immediato e sui soldi. La Politica deve, coraggiosamente, scegliere di andare fino in fondo, senza compromessi e transazioni, anche a costo di perdere il vantaggio immediato e tutti i 18.300.000 euro, perchè la Politica ha il dovere di far prevalere le regole e le prospettive future: nessuno deve pensare di violare la legge e di cavarsela a buon mercato.
Ora non possiamo ritenere che una persona che avrebbe provocato fin'ora 1700 morti in una città di 36.000 abitanti e potebbe provocarne ancora 50 all'anno per il prossimo decennio se la possa cavare, in termini di risarcimento alla collettività, versando una somma pari all'1% del proprio patrimonio, patrimonio che secondo la rivista Forbes ammonterebbe complessivamente a 2,23 miliardi di euro.
E' come se, scusate l'irriverente paragone, la multa per divieto di sosta fosse di euro 0,10: avremmo tutti trovato un posto molto economico per parcheggiare.
Quindi non è esatto pensare in termini di scelta tra il vantaggio immediato derivante dalla somma risarcita e le ragioni morali che arrivano dal dolore delle tragedie individuali; semplicemente la Politica non ha possibilità di scelta: se vogliamo essere il prodotto della nostra storia e costruire la società del futuro non dobbiamo neppure porci il problema, non esiste alternativa all'andare fino in fondo.
Tocca a noi; non possiamo pensare che lo facciano i poveracci che lavorano negli stabilimenti del terzo mondo, tra la polvere di amianto, per 50 dollari al mese o i ragazzini che nella povertà delle città africane ingeriscono sin da piccoli veleni mortali.
In conclusione: venerdì sera, nella sala del Consiglio Comunale, tra gli strepiti dei contestatori, le bandiere dei parenti delle vittime, il discorso del Sindaco continuamente interrotto, la Presidentessa vestita di rosa che agitava freneticamente il campanello per richiamare all'ordine, vi era un grande assente: la Politica con la P maiuscola

L'OFFERTA DEL DEMONIO

Noi c’eravamo in consiglio comunale. Volevamo ascoltare. Abbiamo visto tanta sofferenza. Tanta non ne avevamo mai vista sui volti dei nostri concittadini. Tanta da sentirsi smarriti a guardarla in faccia, da piegare il capo di fronte a tanta dolorosa dignità.
Abbiamo letto i giornali, abbiamo parlato con la gente, discusso con i nostri conoscenti, ci siamo confrontati con i nostri familiari, con i nostri amici.
Questa vicenda è riuscita a scalfire la apatica indifferenza della nostra piccola città di provincia, spingendo anche gli animi più distaccati a porsi “il problema”.
Accettare o meno il risarcimento proposto da uno degli imputati al nostro Comune per uscire definitivamente dal processo Eternit?
L’amministrazione comunale, sbalordendo e spaccando la città, si è espressa in modo favorevole al risarcimento, ignorando le ragioni dei familiari delle vittime e tutte le parti in causa.
Indipendentemente dalle ragioni espresse dall’amministrazione, tutte a nostro avviso censurabili e di poco spessore, stupisce che la decisione sia stata presa senza il coinvolgimento, auspicato da più parti (dalla Diocesi Casalese al Ministro Balduzzi, da associazioni di tutto il mondo, etc.), delle parti lese.
Si tratta di un fatto senza precedenti che denota la completa mancanza di sensibilità da parte della classe politica cittadina nei confronti di un grave problema sociale, il problema per eccellenza della nostra città: la morte da amianto.
Il tema del risarcimento, da parte della Giunta cittadina, è stato trattato quale qualsiasi altro problema di ordinaria amministrazione, terminato con la comunicazione di una soluzione frettolosa e semplicistica presa accampando sterili ragionamenti tecnici, pseudo-legali e amministrativo-contabili surreali e inverosimili. E’ stato tirato in ballo molto spesso, da parte degli amministratori e dei consiglieri comunali, il concetto di responsabilità in caso di non accettazione, soprattutto amministrativa. Speravamo di non dover sentire argomentazioni così poco edificanti e poco coraggiose da parte di nostri rappresentanti.
Nessuno dei nostri amministratori e consiglieri, salvo rarissime eccezioni, ha compreso che questo non è un problema politico, ma un problema sociale e come tale andava affrontato (va affrontato se ancora ce ne fosse l’intenzione) secondo coscienza, non secondo le indicazioni di partito.
I consiglieri comunali non hanno avuto il coraggio di votare la decisione della giunta secondo coscienza, hanno tutti votato secondo le indicazioni del proprio schieramento, compatti.
Nessuna voce fuori dal coro.
Gli amministratori comunali, consiglieri e assessori, hanno dimenticato che sono espressione del popolo che li ha votati e che devono rendere conto a lui e a lui solo delle proprie decisioni, in particolar modo in caso di decisioni straordinarie, quali questa a cui sono stati chiamati.
Accettare il risarcimento significa accrescere ancora di più la sofferenza dei nostri concittadini, infierire sul loro dolore.
Accettare il risarcimento significa perdere la nostra identità quale comunità, tradire i nostri morti, i nostri ammalati e i loro eroici familiari, la loro tenace speranza nella giustizia e nel sostegno incondizionato nostro, dei loro concittadini, nella nostra solidarietà.
Accettare il risarcimento significa mortificare la speranza di tutte le persone, in tante parti del mondo marce di amianto, che hanno riposto in noi, nel nostro esempio di città in prima linea nella lotta all’amianto, la loro speranza di giustizia.
Non possiamo fare loro questo, i nostri concittadini impegnati nella lotta ci osservano straniti, dilaniati, il mondo ci guarda.
Un misantropo e la sua offerta. Un misantropo dipinto e che si definisce “filantropo”, grazie ad una ridicola offerta.
Il denaro. Le sue lusinghe. L’unico valore che è emerso dalle argomentazioni della dirigenza casalese.
Ma un’alternativa c’è, se non vogliamo coprirci di vergogna.
Si può ascoltare chi soffre.
Si può dire di no.
Essere sordi al richiamo di diaboliche ricompense significa avere la forza di affermare la nostra integrità quale comunità.
Cristiana Massarenti