giovedì 5 gennaio 2012

IL TRUST

L'istituto del Trust comincia ad avere una certa notorietà presso l'opinione pubblica. Ne parlarono le cronache al tempo della morte di Pavarotti, che usò appunto questo strumento per dividere il patrimonio fra i propri familiari; se ne parlò quando si trattava di individuare un meccanismo che attenuasse il conflitto di interessi nel quale versava il nostro ex presidente del Consiglio. Ma agli occhi dei più l'istituto viene visto come lo strumento in forza del quale i soliti furbi cercano di non pagare le tasse, con un bel Trust alle Cayman o alle Bahamas, oppure tentano di non pagare i creditori.
Ma cos'è in realtà un Trust?
Se rivolgessimo questa domenda ad un giurista inglese ci risponderebbe, con britannico orgoglio, che il Trust è il maggior contributo che la civiltà giuridica anglosassone ha dato al mondo intero. Un giurista italiano risponderebbe, probabilmente, che il Trust è un maccanismo straniero, non disciplinato dalla nostra legge, che non sempre si può utilizzare da noi e per il quale occorre l'intervento dei pochi esperti in materia.
In realtà non vi è nulla di così eclatante e misterioso. E' un meccanismo mediante il quale il proprietario di un bene lo trasferisce ad un altro soggetto, con l'obbligo di utilizzare questa proprietà non liberamente, ma per realizzare un determinato scopo, normalmente consistente del beneficiare determinate persone. Per esempio, se ho un figlio disabile, in previsione della mia morte posso trasferire ad un parente i miei beni, ma il mio parente deve utilizzare i beni solo allo scopo di far fronte ai bisogni del figlio disabile, non per altro.
Non è quindi un meccanismo per sfuggire alle pretese dei creditori o del fisco, oppure per evadere le imposte. Va utilizzato per altri scopi, in particolare nei (pochi) casi in cui si vogliono raggiungere scopi leciti e le nostre leggi non offrono strumenti altrattanto efficaci per realizzarli

Nessun commento:

Posta un commento